SIMBOLOGIA E TEOLOGIA NELLA GUARIGIONE
DEL CIECO DI BETSAIDA (Mc 8,22-26) E DI GERICO (Mc 10,46-52)
CHIAVI DI LETTURA PER LA COMPRENSIONE DEL VANGELO DI MARCO
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SOMMARIO
Al lettore attento del Vangelo secondo Marco non sfugge la particolarità dei due racconti nel contesto dello stesso Vangelo, particolarità di posizione, ma innanzitutto di contenuto, di significato che tali guarigioni assumono nel contesto del Vangelo e per la stessa comprensione di esso[1] .
Come riveleremo nel corso di queste pagine[2] , le due guarigioni possono essere considerate due chiavi di lettura dello stesso vangelo. La lettura di queste pagine, pertanto, si rivela utile non solo per uno studio specifico dei due miracoli e dei miracoli in genere, ma soprattutto per una introduzione alla lettura di Marco[3] . Procederemo in questo ordine:
1. STRUTTURA E TEMATICHE DEL VANGELO DI MARCO CON PARTICOLARE ATTENZIONE ALLA POSIZIONE DELLE DUE GUARIGIONI
C'è un consenso comune tra gli studiosi di Marco sulla struttura del Vangelo e sulle tematiche principali profondamente intrecciate, che lo percorrono dall'inizio alla fine: cristologia e discepolato o sequela[4]. In parole più semplici, il vangelo di Marco vuole rispondere fondamentalmente a due domande: chi è Gesù, chi è e come si diventa discepolo di Gesù? Diamo una presentazione sommaria della struttura del vangelo, che ci serve da sfondo per la collocazione e comprensione di Mc 8,22-26 e 10,46-52, riservando ai punti 2 e 3 un adeguato e necessario approfondimento. Dopo il primo versetto, dove Marco esprime lo scopo della sua opera, che fino al versetto tredici costituisce l'introduzione del Vangelo (1,1-13), l'opera si divide in due parti: 1,14-8,26 e 8,27-16,8.
La prima parte (1,14-8,26) comprende l'attività galilaica di Gesù, ed è caratterizzata dalla rivelazione di Gesù, a cui corrisponde l'obbligo del riconoscimento della sua identità da parte degli uomini; essa è suddivisa in tre archi narrativi 1,14-3,6; 3,7-6,6a; 6,6b-8,26 di cui tra poco rileveremo le caratteristiche principali.
Questa prima parte, sfocia nell'evento di Cesarea di Filippo dove Pietro riconosce la messianicità di Gesù (8,27-30) che è un punto di arrivo, ma a sua volta un punto di partenza[5] o come dice Fusco "un'autentica cerniera, un nodo narrativo, vale a dire un episodio la cui soppressione renderebbe inintelligibile il racconto"[6] . Vedremo perché e in che senso.
Segue la seconda parte del vangelo 8,27-16,8[7] , suddivisa anche in tre archi narrativi: 8,27-10,52 (sezione del viaggio), 11-13 (attività di Gesù a Gerusalemme: 11-12; discorso escatologico ai primi quattro discepoli: 13); 14-16 (racconto dell'ultima cena, passione e risurrezione). Anche questa parte ha un climax cristologico e cioè, la professione di fede in Gesù come Figlio di Dio del centurione sotto la croce (15,59). Secondo la struttura riportata (due parti principali, ciascuna suddivisa in tre sezioni), la distribuzione delle guarigioni ed esorcismi di Gesù in Marco si presenta in questo modo:
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Introduzione |
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I parte |
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II parte |
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1,1-13 |
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1,14-8,26 |
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8,27-16,4 |
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1. sezione |
2. sezione |
3. sezione |
1. sezione |
2. sezione |
3. sezione |
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(1,14-3,6) |
(3,7-6,6a) |
(6,6b-8,26) |
(8,27-10,52) |
(11-13) |
(14-16) |
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1,23-28 |
3,7-12 |
6,53-56 |
9,14-29 |
-------------- |
-------------- |
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1,29-31 |
5,1-20 |
7,24-30 |
10,46-52 |
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1,32-34[8] |
5,21-43 |
7,31-37 |
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1,39 |
6,5 |
8,22-26 |
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1,40-45 |
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2,1-12 |
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3,1-6 |
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Come è ampiamente visibile dallo schema i racconti di guarigione operate da Gesù sono concentrati nella prima parte dell'opera (cc. 1-8). Nella seconda parte abbiamo subito dopo la trasfigurazione (9,2-10), la guarigione di un epilettico, che termina con un insegnamento di Gesù (9,14-29) e la guarigione di Bartimeo (10,16-42) che segna la conclusione della sezione del viaggio (8,27-10,52) ed è l'ultima guarigione di Gesù nel vangelo! Nessun racconto di guarigione dal capitolo 11 in poi. Inoltre, non sfugge la particolarità della posizione di 8,22-26 e 10,46-52 (gli unici due racconti espliciti di guarigione di un cieco nel vangelo di Marco), entrambi posti in posizione conclusiva. La retorica ci insegna che in discorso-opera gli elementi conclusivi assumono una funzione particolare.
Il senso di tale distribuzione e sproporzione non è casuale e va ricercato considerando lo sviluppo e la logica del vangelo marciano[9] . Per quanto ci riguarda noi concentriamo la nostra attenzione su Mc 8,22-26 che conclude la prima parte del vangelo (1,14-8,26) e 10,46-52 che conclude la sezione del viaggio (8,27-10,52).
2. IL CIECO DI BETSAIDA (MC 8,22-26)
Come racconto preso isolatamente, la guarigione del cieco a Betsaida rispetto a 10,46-52 presenta le seguenti caratteristiche: il racconto è molto più breve (5 vv. contro 7 vv.), manca la menzione esplicita dei discepoli (v. 22a: cf. 10,46), il contatto tra Gesù e il malato è immediato e non vi è alcuna opposizione iniziale della folla, che anzi prende l'iniziativa e conduce il cieco da Gesù (v. 22b; cf. 10,48). La presentazione del malato è brevissima, semplicemente "un cieco" (v. 22b; cf. 46b); non vi è dialogo tra Gesù e il cieco, ma Gesù su invito della folla interviene subito (v. 22b; cf. vv. 10,51-52). E poi tutto avviene nell'anonimato: Gesù conduce fuori dalla città il cieco, e poi gli ordina di non entrare (vv. 23.26). Nel racconto Gesù compie dei gesti con i quali opera la guarigione (vv. 23.25; cf. 10,52)[10] .
Considerando la posizione di Mc 8,22-26 nella prima parte del vangelo, emergono i seguenti dati. Esso si colloca chiaramente a conclusione della prima parte del vangelo[11] ed è seguito dal riconoscimento della messianicità di Gesù da parte di Pietro che segna il culmine narrativo della prima parte del vangelo di Marco (1,14-8,26). La prima parte dicevamo è suddivisa in tre sezioni di cui ora analizziamo lo sviluppo narrativo[12] .
La prima sezione (1,14-3,6) è concentrata intorno alla rivelazione dell'autorità di Gesù e vede in primo piano il rapporto tra Gesù e il Giudaismo e si conclude con la cecità degli avversari induriti che decidono di farlo morire (3,1-6):
"E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire" (3,6).
La seconda (3,7-6,6a) presenta Gesù che continua ad insegnare al popolo ed a operare grandi miracoli tra lo stupore dei discepoli che si chiedono: "Chi è dunque costui, al quale anche il venti e il mare obbediscono?" (4,41). Ma anche questa sezione termina con la delusione ancora più amara per l'incredulità dei suoi stessi connazionali (6,1-6a):
"E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità" (6,5-6a).
Infine, la terza sezione (6,6b-8,26) termina con la cecità e l'indurimento dei discepoli (8,14-21), la più grave se si considera il crescendo della loro associazione sempre più intima all'opera di Gesù (vocazione dei primi quattro 1,16-20; istituzione dei Dodici: 3,13-19; invio in missione: 6,7-13). Il rimprovero di Gesù (8,17ss) rivolto ai discepoli di avere occhi e non vedere riguarda il fatto che loro devono capire, e anche se non è detto esplicitamente è chiaro che si tratta dell'identità di Gesù:
"Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?" (8,18a).
La situazione sembra senza via di uscita. Se la narrazione si chiudesse a questo punto, dovremmo dire che la cecità dell'uomo ha prevalso sulla rivelazione di Gesù. A questo punto segue la guarigione del cieco di Betsaida (8,22-26), dal chiaro significato simbolico: la cecità potrà essere vinta grazie a un intervento di Gesù; il riconoscimento dell'identità di Gesù è un dono di Dio, un miracolo della grazia. A questa guarigione fa seguito immediatamente e inaspettatamente, come un fulmine a ciel sereno, il riconoscimento che finalmente affiora sulle labbra di Simon Pietro: "Tu sei il Messia" (8,27-30)[13] .
3. IL CIECO BARTIMEO: Mc 10,46-52
Il racconto, come ha evidenziato lo schema, conclude la sezione del cammino verso Gerusalemme (Mc 8,27-10,52), di cui presentiamo brevemente le caratteristiche principali.
Dal punto di vista spaziale questa sezione del vangelo[14] si dispiega tutta nell'espressione "lungo la via", che segna una grande inclusione tra 8,27 e 10,52 ad indicare il cammino verso Gerusalemme che Gesù percorre procedendo, tra lo stupore e la meraviglia dei suoi seguaci, avanti a tutti (10,32)[15] . Potremmo chiamarla "la sezione della via".
Tematicamente è dedicata prevalentemente all'istruzione dei discepoli, alla tematica della sequela[16] . In questa prospettiva il termine "via" oltre al suo significato spaziale, deve essere letto come la via del discepolato, della sequela di Gesù.
Come nota caratteristica di 8,27-10,52 troviamo i tre annunci della passione-morte- risurrezione di Gesù (8,31-9,1; 9,30-50; 10,32-45), di cui l'ultimo (10,32-45) precede immediatamente la guarigione di Bartimeo. I tre annunci presentano uno sviluppo simile:
- annuncio di Gesù della sua passione-morte- risurrezione (8,31; 9,30-31; 10,32-34)
- reazione negativa dei discepoli (8,32; 9,32-34; 10, 35-37)
- insegnamento di Gesù (8,33-9,1; 9, 35-50; 10,38-45)
Questa regolare ripetizione dei tre elementi, predizione-incomprensione-insegnamento, è l'elemento che struttura l'intera sezione. I tre brani a loro volta sono seguiti da altro materiale. La struttura della sezione si presenta in questo modo:
8,27-30 Gesù parte verso i villaggi intorno a Cesare di Filippo. Pietro riconosce la messianicità di Gesù: centro del vangelo di Marco.
Seguono tre sotto sezioni ben distinte:
1.
- Primo annuncio della passione e risurrezione ai discepoli: 8,31
- Incomprensione di Pietro e dei discepoli: 8,32-33
- Insegnamento di Gesù sulla sequela alla folla e ai discepoli: 8,34-9,1
- Trasfigurazione davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni: 9,2-13
- Guarigione di un indemoniato e insegnamento ai discepoli: 9,14-27.28-29 2.
2.
- Secondo annuncio della passione e risurrezione ai discepoli: 9,30-31
- Incomprensione dei discepoli: 9,32-34
- Insegnamento di Gesù ai Dodici: 9,35-50
- Insegnamento sul matrimonio e divorzio in pubblico. 10,1-12
- Altri insegnamenti ai discepoli: 10,13-16 (l'accoglienza dei bambini)
- La pericope della chiamata del ricco ossia "Povertà e sequela": 10,17-31 3.
3.
- Terzo annuncio della passione e risurrezione ai Dodici: 10,32.33-34
- Incomprensione dei due figli di Zebedeo:10,35-40
- Insegnamento di Gesù ai Dodici: 10,41-45
- Guarigione e sequela di Bartimeo: 10,46-52
Come abbiamo fatto per la prima parte del vangelo, cerchiamo di penetrare nel racconto e di coglierne lo sviluppo.
L'avvenimento di Cesarea costituisce, dicevamo, il climax cristologico della prima parte del vangelo. La confessione di fede di Pietro, "tu sei il Cristo" (8,27-30), costituisce la risposta e lo scioglimento di una tensione lungamente accumulatasi nella prima parte attraversata fondamentalmente da una domanda: "Chi è Gesù?" [17].
Emerge ora, nella sezione del cammino verso Gerusalemme un carattere parenetico che è largamente riconosciuto dagli studiosi: i discepoli hanno riconosciuto la messianicità di Gesù, ora si tratta di seguirlo! Ma occorre fare attenzione, in quanto, rimane presente e forte la tematica cristologica, cioè, l'interesse per la persona di Gesù. Emerge, infatti, un nuovo aspetto dell'identità di Gesù che ora i discepoli devono capire e cioè, la necessità della sua passione e risurrezione. L'evento di Cesarea è fondamentale, necessario, ma non è sufficiente per capire chi è Gesù! Egli, infatti, risponde alla proclamazione di fede di Pietro col divieto di parlare di lui a nessuno. Che cosa manca ancora alla piena comprensione di Gesù? La risposta si coglie immediatamente: è necessaria la passione e risurrezione del Figlio dell'uomo (8,31ss) [18].
Il carattere parenetico della sezione, cioè, la concentrazione sul tema della sequela, dunque, rimane sempre collegato e subordinato col tema cristologico, che costituisce l'interesse principale del vangelo! E' in questo intreccio di kerigma (chi è Gesù?) e parenesi (come seguirlo?) che dobbiamo inquadrare la guarigione di Bartimeo che, non dimentichiamolo, è posto al termine della sezione.
Un primo piano sui tre annunci di Gesù nella loro dinamica di annuncio-incomprensione-insegnamento ci condurrà al significato della guarigione e dell'intera sezione. Gesù per tre volte annuncia la passione-morte-risurrezione del Figlio dell'uomo (8,31-32a; 9,31; 10,33-34). All'annuncio segue ogni volta l'incomprensione' dei discepoli-Dodici (8,32b-33; 9,32-34; 10, 35-37), incomprensione che non si presenta più come ignoranza della messianicità di Gesù (cc. 1-8!), ma "come incapacità di comprendere la necessità della sua passione e risurrezione"[19] ; tale incomprensione si manifesta in un atteggiamento sbagliato dei discepoli: Pietro rimprovera Gesù (8,32b); i discepoli discutono su chi è il grande (9,34); i figli di Zebedeo chiedono a Gesù di sedere a destra e sinistra di Gesù nel Regno (10,37). Tale incomprensione provoca un intervento di Gesù (8,33-9,1; 9, 35-50; 10,38-45) con il quale invita i discepoli alla sequela col rinnegare se stesso (8,34), farsi ultimo (9,33-37), servo (10,43).
In tale contesto di 'cecità' nel comprendere questo nuovo elemento del Messia, che si esprime in una sequela sbagliata, seguito dalle esortazioni alla sequela non secondo una logica umana, anzi alla conclusione di tale contesto si colloca la guarigione del cieco Bartimeo, che una volta guarito "lo seguiva lungo la via" (10,52b). Emerge chiaramente in tale contesto una valenza simbolica della guarigione, quasi universalmente riconosciuta[20]. Così dice V. Fusco: "L'episodio diventa un segno di speranza: la cecità dell'uomo potrà essere vinta, la sequela di Gesù nella via della croce sembra impossibile, ma potrà realizzarsi per un miracolo della potenza di Dio"[21] .
Marco allora non racconta un semplice brano di guarigione. Bartimeo, che con la sua fede ottiene la guarigione e segue Gesù, può essere visto come il discepolo che ha ottenuto da Gesù la guarigione dalla incapacità di riconoscere e seguire Gesù nella verità e completezza della sua persona[22] . Questo giustifica e spiega nel brano quei particolari che tanto fanno discutere[23] , cioè la presenza nel brano di elementi comuni con i racconti di chiamata: la cura particolare con cui è stato descritto Bartimeo, il particolare del gettito del mantello, la menzione della sua sequela espressa con un verbo all'imperfetto, come anche il fatto che nel miracolo si insiste maggiormente sulla fede di Bartimeo, piuttosto che sulla guarigione in sé.
Se l'inserimento del brano nel suo contesto ci ha condotti a una comprensione migliore dello stesso brano, è vero anche che lo stesso brano illumina la sezione. La sequela di Gesù non emerge principalmente come difficoltà umana, incapacità esistenziale o come mero sforzo umano, se pur necessario, ma innanzitutto come difficoltà cristologica, come difficoltà ad accettare il mistero della sofferenza prima della risurrezione, difficoltà che potrà essere superata da un intervento divino e che renderà possibile la sequela. Il seguire Gesù, senza nulla perdere della sua serietà di radicale impegno richiesto all'uomo, è essenzialmente dono, grazia; scaturisce dall'incontro con Cristo e può essere realizzato solo in una continua comunione con lui [24].
In questo modo il brano illumina e la preserva l'intera sezione da una lettura moralistica: "Riscattata dal rischio di una lettura moralistica, non è più un susseguirsi di imperativi affidati alla buona volontà dell'uomo. Gesù non è soltanto il Maestro che ha detto delle cose grandi e personalmente ha avuto anche il coraggio di viverle, ma senza riuscire a farsi seguire dagli altri. La sequela è un dono; non è un cammino puramente morale, portato avanti dall'uomo con le sue forze, o aperto a pochi più qualificati. E' un cammino pasquale, sacramentale, in cui i passi incerti dell'uomo sono sostenuti dalla potenza di Dio: un cammino non solo sulle orme di Gesù, ma insieme a Gesù" [25].
Sulla base di queste considerazione non ci sembra esagerato affermare che il brano è in qualche modo una sintesi dell'intera sezione dedicata prevalentemente all'istruzione sulla sequela. Ciò è confermato anche da altri contatti con alcuni brani della sezione. Con il racconto del ricco (Mc 10,17ss) notiamo come elementi di somiglianza che l'inizio della pericope di Bartimeo ripete l'inizio della pericope dell'uomo ricco: "Mentre usciva per mettersi in viaggio" (10,17); "E mentre usciva da Gerico..." (10,46); notiamo, poi, che entrambi i personaggi manifestano fretta di incontrare Gesù: l'uomo ricco "corre incontro a Gesù" (10,17), Bartimeo "balza in piedi" (10,50). I due racconti si collegano anche per alcuni elementi di contrasto: Bartimeo che lancia via il proprio mantello e dopo la guarigione rimane con Gesù, sembra prendere il posto del ricco che "se ne andò afflitto perché aveva molti beni (10,22). Il brano presenta dei richiami anche con l'episodio dei due figli di Zebedeo e precisamente con la domanda di Gesù, identica in entrambi i racconti: "Cosa volete che io faccia per voi (10,36); "Cosa vuoi che io faccia per te" (10,51). A questa domanda si oppone, però, la diversità della richiesta: i due Figli di Zebedeo chiedono di sedere nella gloria di Gesù, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra (10,37); il cieco, non più seduto, chiede la vista per seguire (10,52-52)[26] .
Come è stato ampiamente documentato la posizione delle due guarigioni non è casuale. Entrambi i racconti, inoltre, nell'insieme del vangelo assumono una valenza simbolica e possono essere letti come chiavi di lettura dello stesso Vangelo in quanto entrambi sono legati alle tematica principali del vangelo marciano, cioè, la tematica cristologica e quella della sequela. Stock afferma che: "Il punto cruciale e decisivo è per lui (per Marco): chi è Gesù? Dalla vera e reale identità di Gesù dipende tutto. Se vogliamo comprendere e spiegare Marco secondo l'intenzione dell'evangelista dobbiamo essere attenti a questo aspetto fondamentale. Il vangelo intende condurci a una sempre più profonda e più adeguata conoscenza di Gesù, affinché lo seguiamo nel suo cammino"[27] ; sulla base di ciò, possiamo dire che queste due guarigioni, sono poste in una posizione chiave per comunicarci che la comprensione piena dell'identità di Gesù, il mistero della sua persona che si esprime nella sequela della sua persona, più che conquista e sforzo umano - pur sempre richiesto - sono dono, miracolo della sua potenza. Vogliono sottolineare l'incapacità della mente umana nei confronti della rivelazione divina, la trascendente grandezza del mistero e la gratuità della sua elargizione ai credenti [28].
Questa lettura simbolica, presente a livello dello stesso vangelo, non annulla - a scanso di equivoci - il senso originario delle guarigioni di Gesù, cioè, di essere i segni della presenza del Regno ormai irrompente con Gesù, segni della salvezza che si è adempiuta in Gesù morto e risorto, e che mediante il dono dello Spirito, attraverso la Chiesa, viene offerta a tutti gli uomini, nell'attesa dell'adempimento definito nella parusia [29]. Marco nella presentazione di questi due miracoli, però, non si è fermato solamente a questa dimensione storico-cristologica-salvifica, ma vi ha innestato una dimensione simbolico-spirituale. La guarigione del cieco di Betsaida e di Bartimeo è espressione della salvezza che accompagna l'avvento del Regno (cf. Mc 1,14-15), che investe non solo i due ciechi. Attraverso questa dimensione simbolico-spirituale il credente di allora, come quello di oggi, può leggervi la propria storia di fede e di incontro con Gesù. Non solo la storia di quei ciechi guariti da Gesù, ma la propria, di chi sperimenta quotidianamente il dono della fede in Cristo crocifisso e risorto, e il dono di seguirlo quotidianamente nell'attesa dell'avvento definivo del Regno; doni che rimangono mistero da accogliere continuamente nella nostra vita. Il miracolo, così, cessa di essere un episodio appartenente unicamente al passato e diventa immagine dell'esperienza del discepolo di Gesù, esperienza che riscattata da interpretazioni riduttive di tipo razionalistico o moralistico, appare come miracolo di Dio, dono del Risorto, oltre la misura dell'umana possibilità.
MELE SALVATORE ANTONIO