La lettura della Bibbia per ebrei e cristiani


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i sono reso conto che ebrei e cristiani non danno la stessa interpretazione dell’Antico Testamento, Quali sono le principali divergenze di lettura?       Eugenio V.  – Brescia

Una prima differenza è nel canone1: il nostro AT (Antico Testamento) non coincide con le Scritture ebraiche ma è un po’ più ampio, contenendo alcuni libri della tradizione ebraica, specie di lingua greca, non considerati ispirati dai rabbini (sono i deuterocanonici2: Siracide, Sapienza, Tobia, Giuditta, Baruc, 1-2 Maccabei, e alcuni capitoli del libro di Daniele e del libro di Ester).

La Bibbia protestante per l’AT riprende il canone ebraico, anche se con un ordine in parte diverso (chiamando apocrifi3 i deuterocanonici).

Inoltre, gli ebrei attribuiscono alla Torah4 un’importanza di gran lunga superiore alle altre parti della Bibbia: Nebi’im (Profeti) e Ketubim (Scritti). Infatti nella sinagoga solo essa è conservata all’interno dell’arca santa. La differenza fondamentale consiste tuttavia nel fatto che per noi cristiani l’AT è preparazione e annuncio profetico alla venuta di Gesù Cristo (Dei Verbum 15), e che solo il Nuovo Testamento (NT) permette di scoprire il suo pieno significato (DV 16).

Detto questo, occorre riconoscere che anche senza il riferimento cristologico, che rappresenta il principio interpretativo dei cristiani, l’esegesi ebraica delle Scritture praticata in duemila anni dai rabbini conserva una sua validità, per cui i cristiani possono apprendere molto da essa (come invita il documento della Pontificia commissione biblica, Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana, n. 22).
I singoli dettagli esegetici, infatti, non implicano necessariamente il rifiuto della fede in Cristo, ma possono rappresentare un lettura orientata all’accoglienza del Messia e quindi aperta al mistero di Cristo. Se il discorso può risultare complesso, forse una citazione può chiarire le idee: in Isaia 7,14 si parla di una giovane donna (in ebraico ‘almâh) che concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. La Bibbia Cei, seguendo la tradizione greca detta dei Settanta5, e  tutta la tradizione cristiana, rende il termine con vergine (parthènos in greco), favorendo così l’associazione con il mistero della nascita verginale di Cristo da Maria (come fa Matteo 1,18-25).

La lettura ebraica in questo passo vede solo una giovane donna, probabilmente la moglie del re Acaz, che gli partorirà un bambino come erede al trono, e, alla luce dei capitoli successivi di Isaia, può intravedere l’annuncio di un Messia della stirpe di Davide, che viene a portare un regno di pace alla fine dei tempi. Per noi cristiani è doveroso ricercare il significato storico di questo passo, all’interno dello stesso libro di Isaia, e che esprime l’attesa di un riscatto messianico del popolo. Si tratta qui di vedere come all’interno della storia del popolo di Israele sia posto il segno dell’avvento del Messia: e ciò, lungi dal costituire un rifiuto della fede in Cristo, è per noi un segno eloquente del dinamismo dell’incarnazione. Dio ha scelto un popolo, una cultura, una lingua particolari perché la sua Parola potesse esprimersi in parole umane e il grembo di una vergine di questo popolo perché la Parola potesse diventare carne.

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DIZIONARIO MINIMO

 

1CANONE

L’elenco dei libri delle Sacre Scritture considerati ispirati da Dio.

 

DEUTEROCANONICI

I sette libri dell’Antico Testamento su cui non c’è accordo totale circa la loro ispirazione (Siracide, Sapienza, Tobia, Giuditta, Baruc, 1-2 Maccabei)

 

APOCRIFI

Libri che la tradizione cristiana non considera ispirati da Dio.

 

TORAH

I primi cinque libri biblici (Pentateuco), cioè la Legge per gli ebrei.

 

SETTANTA

La prima traduzione greca dell’Antico Testamento, fatta ad Alessandria tra il 250-150 a.C. Il nome viene dalla leggenda che sarebbe stata realizzata da 72 giudei in 72 giorni.

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